
LA RELAZIONE
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Il counseling
Mi piace riportare la definizione di counseling che ritengo più vicina alla mia visione della professione: “il counseling è una professione d’aiuto che, attraverso la relazione tra il professionista e il cliente, mira a facilitare processi di cambiamento, a rinforzare percorsi evolutivi e a migliorare la qualità della vita, nonché le risorse personali e le relazioni con l’ambiente circostante”
La relazione al centro
La parte che voglio sottolineare è proprio “attraverso la relazione”. Precisazione che dice molto su quanto sia imprescindibile collocare al centro di qualsiasi rapporto, sia professionale che amicale o altro, la qualità dello stare insieme, l’interesse, il rispetto, la fiducia reciproca, la trasparenza. Essere se stessi è questo, giusto? E se non ci sono questi ingredienti che relazione è? E soprattutto… essere se stessi cosa comporta?
Ognuno di noi è un “potpourri”
Rifletto… partendo dal fatto certo che ogni individuo è unico ed è un incredibile “potpourri” di emozioni, pensieri, valori, cultura e corpo che si intersecano, si incontrano e si scontrano, possiamo dire che la prima relazione che noi sperimentiamo è proprio quella con noi stessi. Come in tutte le relazioni degne di questo nome, occorre conoscersi, incontrarsi, frequentarsi e (se ne vale la pena) imparare ad accettarsi per come si è, andando oltre le apparenze, accogliendo anche i limiti e le parti più in ombra dando loro dignità e senso, provare ad andare nella direzione dell’integrazione migliore per noi.
Unici, diversi, uguali
Quando poi ci muoviamo nel mondo ovvero in un sistema, incontriamo individui che come noi, stanno sperimentando la vita, che come noi sono unici, diversi e allo stesso tempo uguali, nella ricerca di equilibrio, di “pace”, di compimento. E così ci accorgiamo che alla fine la vita è fatta di relazioni, di incontri, a volte duraturi e per sempre, a volte fugaci come meteore. Incontri che ci lasciano sempre qualcosa e che entrano a far parte della nostra esperienza, del nostro “c’era una volta…”.
E cambiamo… in un processo continuo e inarrestabile di trasformazione.
E impariamo… a conoscerci attraverso gli altri, a comprenderci attraverso gli altri, ad amarci attraverso gli altri.
La relazione nel counseling
E’ forse un po’ difficile crederlo, ma anche nella relazione professionale d’aiuto e, nello specifico nel counseling, accade proprio questo o meglio, è ciò che deve accadere perché il percorso sia veramente efficace.
Il counselor si chiede sempre…
Dove andiamo io e il cliente se non ci sono i presupposti per una relazione basata sulla fiducia? Io counselor come posso pensare di aiutare qualcuno se prima non ho aiutato me stessa/o? Come posso comprendere, stare accanto, affiancare e accompagnare la persona verso la conoscenza di sé, se non ho prima provato sulla mia pelle cosa significa? Come posso condividere empaticamente la fatica del cliente di “guardarsi allo specchio” se quello specchio in quel momento sono io? Come posso lasciare da parte le mie convinzioni, i miei pregiudizi, le mie opinioni personali, se non ho ben chiaro che colui o colei che ho di fronte a me mi chiede di sbrogliare una matassa che solo lui/lei è in grado di sbrogliare e per giunta non lo sa? Come posso trattenermi dal dare consigli o suggerimenti se non comprendo che “io sono io e tu sei tu” e non è detto che ciò che andrebbe bene per me, va bene anche per lui/lei? Come posso mettermi “alla pari” col mio cliente, se penso di insegnargli qualcosa?……
Queste sono domande che un counselor si pone ogni giorno, anzi deve porsi, per potersi definire un professionista coscienzioso, appassionato del proprio lavoro, eticamente e deontologicamente corretto. Sono domande che hanno solo una risposta: studio, lavoro personale costante, supervisione, cura di sé e delle proprie relazioni.
Per “formare” a diventare chi siamo: PERSONE